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Il Mastro
di Campo è la grande festa popolare celebrata a Mezzojuso a Carnevale.
Si tratta di un Carnevale drammatico incentrato sulla lotta del Mastro
di Campo per la mano della Regina usurpatagli dal Re. Gli interpreti
ammontano ad un centinaio e si rifanno ad un canovaccio tramandato di
generazione in generazione. Sul canovaccio si improvvisa, in bilico fra
tradizione ed innovazione. Il Mastro di Campo è rappresentato a
Mezzojuso da almeno due secoli, ed ha ha luogo l’ultima domenica di
carnevale nella piazza Umberto I°.
Quando
tutto è pronto per l’inizio, Arriva il corteo reale composto dal Re,
dalla Regina, dai Dignitari, dalle Dame, dal Segretario,
dall’Artificiere, da alcune guardie e dai Mori. Il Mastru ri Casa anima
il corteo. Eseguiti dei giri attorno alla piazza, il gruppo sale su un
palco che funge da castello e dà inizio a una festa danzante. Intanto
appaiono le maschere legate alla tradizione: u Rimitu, i Maghi, le
Giardiniere con le scalette, ecc. Mentre si danza, arrivano in piazza
gli Ingegneri del Mastro di Campo, armati di cannocchiale, di strumenti
di agrimensura e di un enorme compasso. Misurano la distanza del
castello da un punto ipotetico della piazza in cui il Mastro di Campo
potrà piazzare l’artiglieria. Ed ecco arrivare il Mastro di Campo a
cavallo. L’eroe indossa una maschera di cera rossa con il naso adunco ed
il labbro inferiore prominente, una camicia bianca piena di nastri
colorati, pantaloni e mantello rosso. Seguendo il ritmo marziale di un
grosso tamburo, egli si dimena, si agita, con la testa ben alta, il
braccio sinistro al fianco e nel destro una leggera e piccola spada di
legno. Del corteo fanno parte il Tammurinaru, l’Ambasciatore, Garibaldi
con i Garibaldini, il Capitano d’Artiglieria, il Barone e la Baronessa
su due asini, seguiti dai loro uomini: Camperi, Suprastanti, Vurdunaru,
Curatulu, Sfacinnatu, sopra cavalle e muli carichi di legna, bauli,
armamentari vari per la produzione del formaggio, quindi le Giardiniere,
con le corone di alloro, infine la Cavalleria, formata da una decina di
cavalieri. Il Mastro di Campo fa il giro della piazza, quindi si ferma
di fronte al castello, scende da cavallo, si consulta con gli Ingegneri
ed invia con l’Ambasciatore una lettera di sfida al Re. Lette le
intenzioni del generale, il Re risponde sprezzantemente. Alla risposta
del Re, il Mastro di Campo, in preda ad una fortissima agitazione,
afferra la spada, fa un salto dentro al cerchio precedentemente
disegnato per terra dagli Ingegneri e inizia una danza guerresca ritmata
dal tamburo. Danza per tutta la piazza, anche in mezzo alla gente. Il
Re, sul castello, passeggia nervosamente. La Corte continua però a
ballare. La Regina è in trepidazione.Il Mastro
di Campo ha davanti a sé due Giardiniere che ballano agitando delle
corone di alloro. Anche un Pecoraio danza davanti al Mastro di Campo e
sembra sbarrargli la strada. Ogni tanto ha come un raptus: tutto
tremante cade a terra disteso, con le braccia aperte. Il Mastro di Campo
si spaventa, si avvicina, lo tocca con la punta della spada e
immediatamente indietreggia, infine va per infilzarlo, lo scavalca e
riprende più speditamente la sua danza. Gli Ingegneri seguono il
generale, gli danno consigli e a volte gli porgono un cannocchiale con
cui il Mastro di Campo ammira la Regina. Il Capitano d’Artiglieria
comanda all’Artificiere di far fuoco con il cannoncino contro il
castello, da cui provengono altre cannonate. Per tutta la piazza è una
baraonda di suoni, spari, rumori. A ciò si aggiungono le cariche dei
Garibaldini che si lanciano contro i Mori posti a guardia del castello.La
Cavalleria scorrazza per la piazza lanciando manciate di confetti tra la
folla, la quale spesso risponde allo stesso modo. Il Foforio sequestra i
più abbienti e li rilascia dietro il pagamento di un riscatto
consistente in dolci o liquori. Altre Giardiniere passeggiano tra la
folla e per mezzo di “scalette” offrono dei fiori alle ragazze e alle
signore. I Maghi, con i loro vestiti neri, le barbe lunghe e sporche, i
libracci vecchi ed enormi e la bacchetta magica, ripetono in
continuazione “forio-forio” e cercano la “trovatura”. Il Barone e la
Baronessa sui loro asini elargiscono a tutti sorrisi e confetti; li
seguono i loro uomini che mangiano pane, salsiccia, formaggio, fichi
secchi e finocchi, il tutto innaffiato da abbondante vino. Anche il
pubblico partecipa al generoso spuntino. Il Rimitu gira tra la folla
lanciando in faccia alla gente pugni di crusca che porta in una grossa
bisaccia.Due
volte, nel primo tempo, il Mastro di Campo sale la scala a pioli posta
davanti al castello ed arriva così al cospetto del Re, col quale si
scontra in un duello che non si risolve in alcunché. L’eroe, per mezzo
di una scala posta dietro il palco (la scala fausa), riesce poi ad
incontrarsi con la Regina: ma sono incontri brevissimi e furtivi. Infine,
il duello centrale. Il Mastro di Campo si scontra con il Re e rimane
ferito in fronte. Il tamburo suona “a rullo”, il generale tutto tremante
allarga lentamente le braccia che iniziano a vibrare e si lascia andar
nel vuoto, preso al volo da una ventina di persone che nel mentre si
sono raccolte sotto. Il Mastro di Campo, creduto morto, con una veloce
quanto solenne ritirata, viene trasportato via dai suoi uomini. Termina
così la prima parte della rappresentazione. Nell’intervallo i Maghi si
fermano sotto il castello, scavano ed ecco finalmente la trovatura: un
cantaru di maccheroni e salsiccia che, al grido di “forio forio
maccarrunario”, mangiano con le mani, tentando di offrirne anche alla
folla divertita. Il Barone e la Baronessa, ritenuti parenti del Mastro
di Campo, “mettono il lutto”. Nel castello del Re si balla e si fa festa
per la vittoria. Le maschere spontanee approfittano dell’intervallo per
sfilare e attirare l’attenzione della gente.Inizia la
seconda parte. Il Mastro di Campo non è morto e, guarito dalle ferite,
si riporta in piazza con il suo esercito. Ricomincia la lotta. Gli
interventi dei vari personaggi sono identici a quelli del primo
tempo. Ma ad un
certo punto sul castello aumentano i segni di nervosismo. Qualcuno
tradisce. Il Re, acceso d’ira, fa fuori l’Artificiere infilzandolo con
la spada. Il Mastro di Campo e i Garibaldini salgono furtivamente per la
solita scala fausa e, approfittando dell’attimo di confusione,
circondano la Corte e incatenano il Re. Il Mastro di Campo, tolta la
maschera, finalmente abbraccia la Regina. Si forma
quindi un corteo che sfilerà per le vie principali del paese. Il Mastro
di Campo porge il braccio alla Regina; il Re sfila in catene. Termina
così la grande festa di Mezzojuso. In un epoca in
cui tutti i piccoli centri si attrezzano per creare occasioni di
divertimento per i propri cittadini e di attrazione per possibili
turisti, Mezzojuso continua a divertirsi e a divertire con una bella
storia d’amore che ogni anno si ripete sempre uguale e sempre diversa.
(Testo Pino Di Miceli - foto Aurelio Bracco)
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